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Counter-UAS

Antidrone: la lotta ai droni con Bullfrog, Skyranger & Co

L’antidrone, il counter-UAS, è sempre più al centro dell’attenzione di tutte le forze armate alla luce delle minacce nei conflitti attuali. Di recente si sono fatte più forti soprattutto le richieste di sistemi cosiddetti hard kill.

Counter-UAS: fighting drones with Bullfrog, Skyranger & Co
© ACS

Tradotto dall'intervista originale in tedesco:Revisionato dalla redazione di Unmanned Magazine.

Il counter-UAS, la difesa antidrone contro i velivoli senza pilota (UAV), è sempre più al centro dell’attenzione di tutte le forze armate, alla luce delle minacce emerse nei conflitti. Di recente si sono fatte sempre più forti soprattutto le richieste di sistemi cosiddetti hard kill.

Il motivo: le soluzioni soft kill, cioè l’interruzione del collegamento radio (disturbo, jamming) di cui un UAV può avere bisogno per essere comandato a distanza, trasmettere un’immagine o determinare la propria posizione tramite GPS, vengono sempre più spesso aggirate e quindi rese inefficaci. Un esempio attuale sono i droni a visione in prima persona (FPV) filoguidati in Ucraina, che ricevono il segnale di comando tramite cavo in fibra ottica e rimandano l’immagine attraverso lo stesso cavo. Un altro esempio sono i droni dotati di software di riconoscimento delle immagini, che non hanno più bisogno di un segnale di comando. Sempre più rilevanti sono anche i sistemi aerei senza pilota che navigano grazie al riconoscimento ottico del terreno; in teoria, almeno sulla terraferma, ciò funziona senza limiti di autonomia. Contro sistemi di questo tipo il jamming non ha alcun effetto.

Di recente ha attirato l’attenzione la società statunitense ACS (Allen Control Systems) con il suo nuovo sistema hard kill denominato Bullfrog. Bullfrog punta su ricerca, acquisizione, riconoscimento e inseguimento del bersaglio esclusivamente ottici e su un piccolo calibro. Al centro ci sono la «machine vision» e la precisione di puntamento, che devono consentire a una normalissima mitragliatrice M240 in calibro 7,62×51 NATO di neutralizzare un UAV individuato con pochi colpi.

La ricetta: elevata velocità alla bocca e colpi diretti con un piccolo calibro

Questo distingue ACS Bullfrog dalla massa. La grande maggioranza dei sistemi finora in servizio o almeno in sperimentazione punta su suite multisensore, in particolare anche su radar a microonde, e su calibri da lanciagranate automatico compresi tra 25 e 40 millimetri.

Il vantaggio del radar: funziona con ogni condizione meteorologica, di giorno e di notte, ma gli apparati sono di norma anche molto costosi.

Il vantaggio dei calibri maggiori: i proiettili agiscono sul bersaglio tramite esplosione e schegge, ed esistono inoltre diverse tecniche per farli detonare senza impatto, ad esempio per prossimità o mediante «timing» (spoletta a tempo), come nel caso delle munizioni Ahead. Lo svantaggio di questi proiettili: sono relativamente costosi, sono ingombranti e limitano il numero di colpi disponibili all’arma, e la V0, cioè la velocità con cui il proiettile lascia la canna, è bassa.

Bullfrog-Drohnenabwehrsystem
© ACS
Bullfrog-Drohnenabwehrsystem
© ACS

Per confronto: con la M240 la V0 è di circa 850 metri al secondo, quindi un bersaglio a 250 metri di distanza viene colpito in circa 3/10 di secondo.

Con il lanciagranate automatico da 40 millimetri di Heckler & Koch, invece, la V0 è di poco inferiore a 240 metri/secondo. Per coprire una distanza di 250 metri la granata impiega quindi poco più di un secondo. Se si considera che anche i piccoli droni disponibili in commercio possono raggiungere velocità da 15 a 20 metri al secondo, colpirli diventa difficile.

Il lanciagranate automatico può essere potenziato per l’impiego di granate programmabili. In tal caso non è necessario colpire direttamente il bersaglio; l’effetto corrisponde all’incirca all’esplosione di una bomba a mano. Contro un piccolo drone il raggio di distruzione sarà relativamente ridotto, forse da uno a due metri. Inoltre, la probabilità che una scheggia colpisca il drone e lo metta fuori uso cala nettamente. Per questo si sparano più granate.

In futuro acquisteranno importanza anche i laser. I primi sistemi sono già in fase di test come prototipi o in piccola serie. Si notano i primi tentativi di introdurli in servizio. Si tratta ancora di sistemi molto grandi, che in alcuni casi occupano un intero autoarticolato. E l’effetto sul bersaglio si produce solo dopo un’irradiazione di diversi secondi. Ciononostante è già chiaro che prima o poi il laser sarà imprescindibile.

Successo nelle prove di tiro

In fin dei conti, la verità sta sul campo, cioè al poligono di tiro. ACS si era candidata ed era stata invitata a «T-REX 24-2». Le esercitazioni Technology Readiness Experimentation del Dipartimento della Difesa statunitense servono a presentare tecnologie militari all’avanguardia per uno sviluppo tecnologico rapido.

La seconda edizione di quest’anno si è svolta dal 19 al 26 agosto a Camp Atterbury, nell’Indiana.

Secondo ACS, Bullfrog sarebbe stato l’unico sistema presentato in grado di eseguire da solo l’intera catena di rilevamento, inseguimento, identificazione e ingaggio dei droni, compreso l’ingaggio di più droni in rapida successione.

Il costo di ogni drone abbattuto da Bullfrog sarebbe di circa 10 euro.

Antidrone: le Forze armate austriache si dotano di Skyranger e Panther

Anche le Forze armate austriache (Bundesheer) seguono diversi approcci nella difesa antidrone. Nel settore soft kill, ad esempio, negli ultimi anni si è fatto conoscere ELDRO (guerra elettronica per la difesa antidrone), che impiega tecnologia all’avanguardia del leader mondiale tedesco Aaronia.

Grande è l’attesa per il Pandur Skyranger. Con 36 sistemi del produttore tedesco Rheinmetall, realizzati su veicoli blindati ruotati Pandur Evolution 6×6 prodotti da General Dynamics European Land Systems-Steyr a Vienna-Simmering, le Forze armate austriache non sono solo il cliente di lancio, ma hanno finora anche effettuato il maggior numero di ordini fermi tra tutti i clienti di questo moderno sistema di difesa aerea.

Per creare un ulteriore pilastro nella lotta ai droni, il Bundesheer lavora insieme al produttore ESLAIT al potenziamento per la difesa antidrone della stazione d’arma a controllo remoto elettrico WS4 Panther (EFWS) dei veicoli blindati ruotati Pandur.

Panther WS4-Waffenstation von ESLAIT
© Unmanned Magazine/Rosenkranz

Nella versione base, sul Panther è montata una mitragliatrice da 12,7 millimetri. Il puntamento avviene a distanza con telecamere diurne e termiche, un telemetro laser e un proiettore. È presente anche un sistema di lancio. Completamente stabilizzata e dotata di inseguimento automatico del bersaglio, la WS4 può colpire con grande precisione anche in movimento.

In occasione di «Airpower 2024» è stata presentata per la prima volta una versione a torretta con lanciagranate automatico da 40 millimetri, un radar, un jammer e un proiettore notevolmente più potente. Con misurazione precisa della traiettoria, disturbo, abbagliamento e granate programmabili, l’obiettivo è contrastare con successo i droni anche in futuro.

Crediti fotografici

© ACS · © Unmanned Magazine/Rosenkranz
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