Droni da combattimento stealth come «massa sostenibile»: Justin Bronk sui sistemi unmanned del futuro
Abbastanza economici per missioni rischiose, abbastanza capaci da offrire un vero valore aggiunto: in un video l'esperto di potere aereo Justin Bronk spiega che cosa devono ottenere i droni da combattimento stealth al fianco degli aerei da combattimento.

Come scorta, moltiplicatori di forza o scudo protettivo: in futuro una nuova generazione di droni da combattimento stealth dovrà affiancare gli aerei da combattimento di 5ª e 6ª generazione. In questo video l'esperto di potere aereo Justin Bronk spiega fino a che punto tali sistemi unmanned potrebbero cambiare radicalmente la guerra aerea.
Nei wargame che simulano uno scenario nel Pacifico, i droni stealth assumono un ruolo di avanguardia: prima che le piattaforme con equipaggio entrino in combattimento, devono «logorare» precocemente la difesa aerea nemica.
Il principio dei droni da combattimento stealth come sistemi unmanned
L'idea di fondo è la «affordable mass», la massa sostenibile: i sistemi unmanned devono costare così poco da poter essere impiegati anche in missioni ad alto rischio, accettando le perdite come rischio calcolato. Allo stesso tempo devono essere abbastanza capaci da offrire un reale valore aggiunto in tali missioni.
La US Air Force chiama questi droni CCA, Collaborative Combat Aircraft. Per ora è prevista una flotta di circa 1.000 sistemi. Per accelerare lo sviluppo, due aziende hanno ricevuto contemporaneamente contratti per fornire le capacità richieste.
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