Antidrone: il Consiglio nazionale austriaco approva all’unanimità la strategia di protezione dai droni
Una mozione dei Verdi ha ottenuto l’approvazione unanime del Consiglio nazionale. Il dibattito sulla difesa antidrone ha toccato competenze, approvvigionamenti lenti, lo Skyranger al posto dell’ESSI e il ritardo tecnologico dell’Europa.

Giovedì il Consiglio nazionale (Nationalrat) austriaco ha votato all’unanimità per l’elaborazione e l’attuazione di una strategia nazionale di protezione dai droni. Il motivo è la crescente minaccia che i droni rappresentano per le infrastrutture critiche e la sicurezza interna, e con essa la questione della difesa antidrone. La decisione si è basata su una mozione presentata dai Verdi.
Tutti i gruppi parlamentari a sostegno della mozione
Riferendosi agli incidenti con droni avvenuti in tutta Europa negli ultimi mesi, il sottosegretario di Stato Jörg Leichtfried ha parlato di «minacce ampie e complesse». Che anche l’Austria ne sarebbe stata colpita era «solo una questione di tempo». I droni venivano usati in attacchi ibridi per destabilizzare gli Stati e diffondere insicurezza. Secondo Leichtfried non si trattava di un pericolo astratto, ma di un fenomeno con effetti molto concreti sulla vita sociale. Occorreva contrastarlo con un approccio che coinvolgesse l’intero governo.
Volker Reifenberger (FPÖ) ha richiamato lo sviluppo «rapidissimo» dei droni osservato in Ucraina. Lì l’intervallo tra l’impiego di una nuova tecnologia e una contromisura adeguata era di solito di tre mesi, in contrasto con procedure di approvvigionamento piuttosto lunghe. Inoltre, ha sottolineato Reifenberger, tipi diversi di droni richiedevano forme di difesa diverse; in questo campo le Forze armate austriache (Bundesheer) erano ancora «agli inizi».
Per la difesa antidrone, ad esempio, la tecnologia della European Sky Shield Initiative (ESSI) era «del tutto inadatta». Come passo sensato ha invece indicato l’acquisto del sistema di difesa aerea Skyranger. Insieme al collega di gruppo Michael Schilchegger, Reifenberger ha chiesto di chiarire le competenze dei ministeri della Difesa e dell’Interno in materia. Ha definito una «svista» il fatto che la mozione provenisse «proprio» dai Verdi: nelle loro prossime mozioni sarebbero «tornati a esaltare i programmi dell’UE e della NATO».
Ernst Gödl (ÖVP) ha visto nella guerra in Ucraina una «svolta» nell’impiego dei droni: lì, per la prima volta, venivano usati in massa e stavano ridefinendo i campi di battaglia. Poiché i droni costavano così poco, potevano essere impiegati non solo dagli Stati, ma anche da organizzazioni terroristiche o da singoli attori. Erano già state adottate misure, come un centro di controllo dei droni presso Austro Control. Secondo Gödl serviva però ora una strategia complessiva, che doveva comprendere un sistema di analisi delle minacce, il rafforzamento delle infrastrutture critiche, quadri giuridici migliori e un quadro comune della situazione aerea.
Antidrone: l’Europa è in ritardo
Anche Friedrich Ofenauer (ÖVP) ha affermato che la difesa antidrone richiedeva procedure standardizzate, più rapide e giuridicamente solide. Inoltre si stava già investendo in una propria «flotta di droni»; di recente erano stati acquistati oltre 300 esemplari. Margreth Falkner (ÖVP) ha aggiunto che anche la legge sulla resilienza dei soggetti critici (Resilienz kritischer Einrichtungen-Gesetz, RKEG), approvata a settembre, era stata un passo importante. Manfred Hofinger (ÖVP) ha illustrato le diverse opzioni tecniche per la difesa antidrone.
L’Europa non aveva ancora riconosciuto le conseguenze delle «situazioni di minaccia complesse» derivanti dal crescente impiego di droni ed era tecnologicamente «in ritardo» nel contrastarli: questa la diagnosi del deputato dell’SPÖ Robert Laimer. Con la formula «la massa batte la tecnologia» ha richiamato l’impatto della produzione di droni a basso costo. Ora serviva una soluzione che coinvolgesse l’intero governo, con competenze chiare, capacità operative moderne e cooperazione europea, ha detto Laimer. Occorreva investire in tecnologia, personale e legislazione. Sabine Schatz (SPÖ) si è detta d’accordo: «Nuove minacce richiedono nuove risposte». Il Consiglio dei ministri aveva già adottato a fine ottobre una strategia antidrone interministeriale.
Christoph Pramhofer (NEOS) ha considerato il moltiplicarsi degli incidenti con droni in tutta Europa una conseguenza della guerra ibrida, che andava riconosciuta come tale. Ha anch’egli sottolineato il pericolo derivante dalla produzione a basso costo e dagli impieghi versatili dei droni e ha ribadito che l’Europa doveva cooperare per difendersene.
La promotrice della mozione, Agnes Sirkka Prammer (Verdi), si è rallegrata per l’approvazione unanime. Ha tuttavia fatto notare che la strategia di protezione dai droni era solo un piano; l’Austria doveva «passare all’azione». La strategia andava quindi completata il più rapidamente possibile, perché «l’altra parte è già più avanti di noi», ha detto Prammer. Anche il suo collega di gruppo Werner Kogler ha sottolineato la necessità di una chiara ripartizione delle competenze tra i ministeri.
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