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Counter-UAS

Antidrone, serve una nuova classe: perché occorre una Gap Filler Air Defence

Droni economici e modulari si scontrano con una difesa aerea costosa e difficile da ottenere. Nel suo commento Moritz Vischer spiega perché alla difesa antidrone manca una classe economica, disponibile e adeguata tra VSHORAD e CAFAD.

"Mind the Gap" lettering
© Unsplash/Brett Jordan

Mentre i droni sono economici, modulari e rapidamente disponibili, nulla di tutto ciò vale per la difesa aerea. Il cambiamento tecnologico ha creato uno squilibrio che non può essere eliminato con i concetti esistenti. La difesa antidrone ha quindi bisogno di una nuova classe di difesa, economica e pragmatica: una Gap Fill Air Defence. Un commento di Moritz Vischer.

La minaccia dall’aria cresce, e da tempo l’alta tecnologia non ne è più l’unica base. L’odierna minaccia dei droni poggia spesso su paradigmi noti, che le tecnologie moderne però amplificano in modo massiccio. Sistemi piccoli, agili e sempre più autonomi possono essere costruiti grazie alla manifattura additiva, a sensori compatti ed economici come giroscopi e accelerometri MEMS, a termocamere e a batterie potenti. Poiché la produzione è decentralizzata, la modularità è elevata e l’esperienza operativa viene reintrodotta rapidamente, il numero di piattaforme di droni efficaci e agili cresce costantemente. Senza un nuovo modo di pensare la difesa, i difensori si trovano di fronte a uno squilibrio tattico ed economico a proprio svantaggio.

Scoperta, inseguimento, ingaggio: le funzioni di base della difesa

Partendo dal presupposto che i paradigmi di base dell’ingaggio di bersagli aerei non siano cambiati, diventa chiaro che cosa conta ora: combinare le tre funzioni di base di scoperta, inseguimento e ingaggio in modo che possano essere svolte nel modo più efficiente possibile. Dato il gran numero di potenziali attaccanti, la resistenza alla saturazione è attualmente di importanza decisiva, sia a livello di piattaforma sia ai livelli superiori. Il paradosso è che proprio la specializzazione e la crescente complessità perseguite per decenni incidono oggi negativamente sulle quantità disponibili e sui tempi di consegna dei sistemi.

Drohnenabwehr-Experte Moritz Vischer
Ex product manager per gli effettori presso Rheinmetall Air Defence (tra cui Skyranger 30), Moritz Vischer ha fondato nel 2024 Visioneering GmbH, società di consulenza per l’aerospazio e la difesa. · © Privat

La contesa tra qualità e quantità non è mai decisa in modo definitivo; nella fascia bassa, tuttavia, può essere delimitata piuttosto bene, in particolare nella difesa aerea. Se il sensore di scoperta non riesce a rilevare bersagli piccoli, o se la probabilità di colpire e distruggere dell’effettore è dimensionata in modo errato, le prestazioni del sistema crollano in modo sproporzionato. Questo effetto soglia è evidente, ad esempio, nei cannoni e nei jammer.

In linea di principio la probabilità di colpire non dipende dal calibro. I piccoli calibri, però, perdono molta velocità, il che ne limita la gittata, e anche una cadenza di tiro molto elevata viene vanificata dalla dispersione già a brevi distanze. I proiettili privi di autodistruzione comportano inoltre sempre un rischio per la sicurezza (danni collaterali). Una densità di sottoproiettili sufficientemente elevata per distruggere bersagli molto piccoli e una distanza di ingaggio molto maggiore diventano possibili solo con spolette di prossimità o munizioni programmabili (nei calibri maggiori).

Ciò si riflette nell’attuale successo dei calibri 30 millimetri × 173 e, più di recente, 25 millimetri × 137. Altri calibri lasciano la volata in modo sensibilmente più lento, come le munizioni per lanciagranate da 40 millimetri e il calibro 30 millimetri × 113, con conseguenze molto negative, soprattutto riguardo all’ipotesi della difesa contraerea (Flab). Questa regola empirica della difesa aerea, semplice, fondamentale e tuttora valida, indica le gittate efficaci e i limiti dell’impiego dei cannoni. Deriva dal fatto che la traiettoria del bersaglio deve essere prevista durante il tempo di volo del proiettile.

Per i jammer, invece, la soglia viene attualmente raggiunta con il controllo dei droni a fibra ottica o con l’impiego sempre più supportato dall’intelligenza artificiale (IA) di droni autonomi. Di conseguenza, l’effetto già limitato dei segnali di disturbo (jamming) esterni ha rapidamente perso importanza.

Economica, disponibile, adeguata: una lacuna nella difesa antidrone

Condensando queste considerazioni restano tre parole chiave: economica, disponibile, adeguata. Ne consegue quasi inevitabilmente che avrebbe senso creare una nuova categoria tra la classe VSHORAD (in tedesco colloquialmente Flugabwehr) e la CAFAD (Fliegerabwehr). Una simile categoria Gap Filler Air Defence tiene conto della soglia inferiore (cut-off) della complessità necessaria, senza che i costi esplodano a livello di piattaforma.

Il fatto che nella società in generale categorie, confini e definizioni diventino più fluidi ha enormemente liberato lo sviluppo di droni e munizioni circuitanti (loitering munition). Questa giocosità e apertura vanno ora portate anche nello sviluppo di soluzioni di difesa aerea adeguate ed economiche. È certamente utile familiarizzare con cura non solo gli sviluppatori, ma anche i responsabili degli acquisti e gli utenti con i vantaggi, ma anche con i limiti, di soluzioni adeguate, nel senso di una «gestione delle aspettative».

A condizione che la sicurezza degli utenti sia garantita, una qualificazione adeguata potrebbe anche accorciare sensibilmente i tempi di sviluppo. In fin dei conti, il coraggio di accettare delle lacune potrebbe essere proprio la chiave per colmare in modo rapido ed economico l’attuale lacuna nella difesa aerea.

Crediti fotografici

© Unsplash/Brett Jordan · © Privat
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