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Droni militari collaudati in combattimento: «Un mese in Ucraina vale dieci anni di pace NATO» – Primoco UAV

Il costruttore ceco Primoco UAV SE è tra le poche aziende europee di droni i cui sistemi sono stati impiegati, perfezionati e certificati in combattimento reale. Il fondatore Ladislav Semetkovský parla delle lezioni dall’Ucraina, dei sussidi che frenano l’innovazione e dei droni collaudati.

Primoco UAV
Con il suo sistema Primoco spera anche di ottenere una commessa dal Bundesheer austriaco. · © Primoco

Tradotto dall'intervista originale in tedesco:Revisionato dalla redazione di Unmanned Magazine.

Il costruttore ceco Primoco UAV SE è una delle poche aziende europee di droni militari i cui sistemi non sono stati soltanto sviluppati, ma anche impiegati, ulteriormente sviluppati e certificati in condizioni reali di combattimento. In un’intervista il fondatore Ladislav Semetkovský spiega perché l’esperienza operativa in Ucraina non può essere sostituita, perché i sussidi tendono a rallentare l’innovazione e perché solo i droni collaudati in combattimento e dotati di certificazione aeronautica offrono un reale valore aggiunto militare.

Signor Semetkovský, la sua azienda Primoco UAV SE produce il velivolo One 150 dal 2015: come si è evoluto il concetto di questo sistema dalla sua introduzione?
Il progetto originario del sistema era rivolto alla protezione di infrastrutture critiche per operatori civili.  Un primo cliente in Medio Oriente, però, ne ha avviato un impiego militare per la sorveglianza delle frontiere. Le interferenze al sistema globale di navigazione satellitare (GNSS), frequenti in quella regione, hanno richiesto l’integrazione di sistemi di navigazione indipendenti dal satellite: uno sviluppo che si è rivelato un vantaggio decisivo nell’impiego nella guerra in Ucraina. Il nostro sistema è stato uno dei primi a operare lì in modo affidabile in condizioni di disturbo (jamming). L’esperienza di combattimento in Ucraina ha portato a modifiche mirate e a miglioramenti delle prestazioni. Parallelamente, dal 2020 è in corso la certificazione civile. Dopo aver ottenuto il certificato europeo LUC, nel 2025 è stato raggiunto il livello SAIL III secondo la metodologia SORA 2.5: una prima mondiale. In questo la nostra azienda è pioniera. Dal 2020 perseguiamo parallelamente anche la certificazione militare. Nel 2025 siamo diventati la prima azienda al mondo a ricevere la certificazione di tipo secondo STANAG 4703, uno standard NATO per i sistemi aerei unmanned. Questa certificazione è stata possibile perché disponiamo già di un certificato di operatore e di aeronavigabilità secondo l’Annesso II ICAO. Inoltre abbiamo dimostrato la conformità allo standard di settore IOGP 696 (International Association of Oil & Gas Producers) e ottenuto ulteriori autorizzazioni specifiche di settore.

Primoco UAV-Gründer Ladislav Semetkovský
© Primoco

Dato che siete attivi in entrambi gli ambiti: in quali segmenti di mercato, militare o civile, registrate attualmente la crescita maggiore?
Al momento abbiamo un portafoglio di impieghi molto diversificato. I nostri sistemi vengono utilizzati, per esempio, per i pattugliamenti delle frontiere Schengen, per missioni di ricognizione nelle zone di combattimento ucraine e per voli di monitoraggio ambientale in Germania e nei Paesi Bassi. In linea di principio posizioniamo le nostre piattaforme per scenari operativi in cui offrono un valore aggiunto dimostrabile rispetto ai sistemi con equipaggio, sia per maggiore sicurezza sia per maggiore efficacia operativa. Rientrano in questo le missioni ad alto rischio come la ricognizione sul campo di battaglia, le missioni ambientali che richiedono lunga autonomia e grande stabilità di volo e le operazioni in cui, a causa di minacce rilevanti, è necessaria una bassa rilevabilità.

«In linea di principio posizioniamo le nostre piattaforme per scenari operativi in cui offrono un valore aggiunto dimostrabile rispetto ai sistemi con equipaggio, sia per maggiore sicurezza sia per maggiore efficacia operativa.»

Come ha inciso la situazione geopolitica sullo sviluppo della sua azienda dal 2022, in particolare nell’approvvigionamento di velivoli senza pilota (UAV) militari?
L’esperienza operativa in Ucraina, attualmente il nostro mercato principale, ha accelerato notevolmente il nostro sviluppo, ma a essere decisive sono le conoscenze acquisite. Secondo la mia valutazione, un mese di operazioni di volo in condizioni di combattimento ucraine corrisponde all’incirca a dieci anni di operazioni in tempo di pace nelle strutture NATO. In Europa le condizioni operative che i nostri sistemi e gli equipaggi addestrati affrontano in Ucraina non si possono simulare nemmeno lontanamente. Nei Paesi europei osserviamo invece ancora una certa inerzia strutturale.

In che senso?
Il discorso politico sull’autonomia europea e sull’ampliamento delle capacità nel settore dei droni è onnipresente, ma mancano misure di attuazione concrete. Manca evidentemente la capacità di fissare priorità chiare e di riconoscere che solo i sistemi certificati e collaudati in combattimento hanno valore operativo. Nella NATO abbiamo stabilito standard chiari con le norme STANAG, che però spesso sono sconosciute alle autorità europee preposte all’approvvigionamento e non vengono richieste sistematicamente nelle gare. Un’eccezione positiva da sottolineare è l’approccio del Ministero della Difesa austriaco, la cui attuale RfI (Request for Information) tiene esplicitamente conto delle lezioni operative degli ultimi anni. Purtroppo si tratta dell’eccezione e non della regola. Eppure un’applicazione coerente di questi standard varrebbe certamente la pena, come dimostrano in modo eloquente i notevoli problemi che i Paesi europei hanno avuto con la tecnologia non europea.

Che ruolo hanno per la sua azienda i finanziamenti UE o la cooperazione europea rispetto ai programmi nazionali?
In pratica tende a zero. Rinunciamo deliberatamente a finanziamenti statali o sovranazionali, perché spesso portano a uno «sviluppo in funzione dei contributi» anziché a uno sviluppo competitivo orientato al mercato. Nei dieci anni di storia della nostra azienda abbiamo visto decine di concorrenti scegliere la strada del finanziamento tramite sussidi: oggi la maggior parte di loro non è più sul mercato. Se un’azienda non riesce a convincere i clienti con la qualità del prodotto, non avrà successo nel lungo periodo, indipendentemente dall’entità dei finanziamenti. La nostra intera azienda è stata fondata con capitale privato e oggi è finanziata interamente con mezzi operativi propri. Questa è la nostra forza: siamo del tutto indipendenti e dobbiamo il nostro successo unicamente all’esserci affermati in un contesto di mercato esigente. In altre parole: sviluppiamo solo ciò che riteniamo commercializzabile. I clienti sono il miglior indicatore della nostra direzione di sviluppo, non le strutture di finanziamento multinazionali.

«Sviluppiamo solo ciò che riteniamo commercializzabile. I clienti sono il miglior indicatore della nostra direzione di sviluppo, non le strutture di finanziamento multinazionali.»

Quali partnership strategiche avete stretto negli ultimi anni per aprirvi ai mercati internazionali?
Collaboriamo con produttori leader dell’industria aerospaziale: una collaborazione che funziona perché non siamo in concorrenza diretta tra noi. Perseguiamo due diversi modelli di partnership: lavoriamo con aziende come Airbus Defence and Space e Deutsche Telekom, con cui portiamo avanti programmi comuni e sfruttiamo le sinergie di entrambi i mondi. Nel caso di Airbus colmiamo una lacuna nel loro portafoglio e al tempo stesso permettiamo la validazione delle loro tecnologie future sulle nostre piattaforme: una situazione vantaggiosa per tutti.

E con Deutsche Telekom …
… il nostro sistema certificato consente una forma qualitativamente nuova di supporto ai segnali della rete mobile terrestre in situazioni di emergenza o in occasione di eventi sportivi e grandi manifestazioni. Collaboriamo anche con produttori di sensori. Grazie alla nostra piattaforma e alle nostre risorse di integrazione possiamo implementare in modo efficiente nuove funzionalità, per esempio la calibrazione aeroportuale o il monitoraggio dello spettro radio. Strategicamente puntiamo deliberatamente su partner europei per rafforzare il panorama industriale europeo.

In Austria la sua azienda collabora con Test-Fuchs. Come funziona questa collaborazione e quali sono i vostri obiettivi?
Abbiamo scelto Test-Fuchs come partner strategico per il nostro concetto di manutenzione mobile: una decisione che va ben oltre una possibile offerta al Ministero della Difesa austriaco. La scelta è caduta su Test-Fuchs per l’affidabilità comprovata, l’esperienza pertinente e l’impressionante competenza tecnica e capacità di innovazione. Insieme abbiamo sviluppato una postazione di manutenzione che, oso affermare, è unica al mondo. Al tempo stesso risolve un problema universale di tutti gli operatori di droni: il supporto tecnico in qualsiasi parte del mondo, indipendentemente dal luogo di impiego. Siamo molto soddisfatti di questa partnership.

Quindi il vostro sistema interessa anche le Forze armate austriache (Bundesheer)? State conducendo colloqui in tal senso?
Le Forze armate austriache ci stanno particolarmente a cuore. Apprezziamo il loro approccio pragmatico e prevedibile, che punta con coerenza a trovare soluzioni ottimali per garantire le capacità operative. Non è un segreto che abbiamo partecipato alla RfI (Request for Information) e che ora attendiamo la fase di RfQ (Request for Quotation). Parallelamente stiamo negoziando con il governo austriaco, perché vorremmo offrire una soluzione in grado di operare in tutto lo spazio aereo austriaco, non solo nelle aree addestrative militari con spazio aereo chiuso. Sono convinto che possiamo offrire alle Forze armate austriache una gamma eccezionale di capacità scalabili con un percorso di sviluppo a spirale, come soluzione interamente europea. Si tratta di un sistema collaudato in combattimento e certificato in modo completo. Una prova della nostra fiducia nell’affidabilità del sistema è il nostro programma di manutenzione «Power by the Hour». Con esso ci assumiamo i rischi operativi tipici del cliente, compresa la sostituzione delle perdite totali entro un quadro finanziario calcolabile.

«Sono convinto che possiamo offrire alle Forze armate austriache una gamma eccezionale di capacità scalabili con un percorso di sviluppo a spirale, come soluzione interamente europea.»

Il velivolo One 150 è capace di volo autonomo: a che punto siete con il vostro software di navigazione autonoma e controllo rispetto alle versioni precedenti?
Insieme ad Airbus Defence and Space abbiamo integrato nelle nostre piattaforme il loro sistema di intelligenza artificiale (IA) Airbus Mindsphere. Mentre la maggior parte dei concorrenti si limita all’acquisizione autonoma degli obiettivi, noi perseguiamo un approccio più ampio: il controllo del volo completamente autonomo nella cosiddetta modalità «offline». Il nostro sistema è in grado di eseguire l’intero volo in modo indipendente e di adattare dinamicamente il profilo di missione, sulla base di obiettivi individuati, minacce o altre informazioni operative. Il sistema cerca e classifica gli obiettivi in modo indipendente su diversi spettri. Questa tecnologia non è allo stadio di concetto: un primo cliente ha già ordinato un numero considerevole di piattaforme con questa capacità. Il nostro compito comprende non solo lo sviluppo del sistema per l’impiego operativo, ma anche la garanzia della conformità alle norme aeronautiche. Qui, secondo la mia valutazione, disponiamo di capacità ed esperienze uniche. Ciò rappresenta un cambiamento fondamentale delle capacità operative nel contesto della moderna guerra «metallo contro metallo», in cui il primo livello dello scontro è combattuto da sistemi autonomi anziché da esseri umani. Con i nostri mezzi questo concetto può essere realizzato senza mettere in pericolo i propri soldati.

Primoco UAV
© Primoco
Primoco UAV
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Primoco UAV
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Quali funzioni sensoriali e di altro tipo sono oggi disponibili in Primoco e quali sviluppi prevede nel prossimo futuro?
Disponiamo di oltre 60 configurazioni di sensori certificate: da sensori ottici e multispettrali e sistemi SIGINT fino a sensori speciali specifici per la missione. Tuttavia stiamo raggiungendo sempre più i limiti fisici dei singoli sensori. Con le dimensioni attuali della piattaforma, per esempio, possiamo identificare carri armati a una distanza di oltre 20 chilometri: un ulteriore aumento della portata è fisicamente impossibile. La nostra risposta è l’integrazione dei dati dei sensori provenienti da più droni. I sensori SIGINT in particolare consentono portate di rilevamento di centinaia di chilometri. A nostro avviso il futuro non sta nell’ottimizzazione delle singole piattaforme, ma nella messa in rete: integrare i dati dei nostri sistemi con altri elementi del campo di battaglia. L’obiettivo è una mappa digitale completa del campo di battaglia, in tempo reale, per i comandanti e le unità operative.

In quali scenari applicativi concreti i clienti utilizzano oggi il velivolo One 150 e quali nuovi scenari d’impiego state preparando?
Il compito principale dei nostri sistemi militari è la ricognizione in ambienti ad alto rischio, caratterizzati da disturbo del GNSS e delle comunicazioni e da minacce di difesa aerea. Questa missione deve essere garantita indipendentemente dall’ora del giorno, dalla visibilità e dalle condizioni meteorologiche: un requisito estremamente impegnativo. Per scopi militari lavoriamo quindi allo sviluppo di queste capacità e alla collaborazione con aziende che producono sensori con cui possiamo vedere e identificare il nemico prima che si accorga di essere osservato. Attualmente possiamo identificare obiettivi di alto valore con una precisione e a distanze tali da rendere possibile una raccolta informativa occulta, sia per preparare operazioni dirette sia per evitare il combattimento senza essere scoperti. Inoltre stiamo sviluppando ulteriori capacità specifiche di cui al momento non possiamo parlare pubblicamente. Tra queste figurano, tra l’altro, misure di inganno e diversione e altri effetti operativi.

«A nostro avviso il futuro non sta nell’ottimizzazione delle singole piattaforme, ma nella messa in rete: integrare i dati dei nostri sistemi con altri elementi del campo di battaglia. L’obiettivo è una mappa digitale completa del campo di battaglia, in tempo reale, per i comandanti e le unità operative.»

Può dirci qualcosa sullo sviluppo futuro del velivolo Primoco One 150, ma anche sullo sviluppo dell’azienda Primoco? Quali sono i vostri obiettivi a medio e lungo termine?
Dopo dieci anni sul mercato siamo diventati un costruttore distintivo con una posizione di mercato unica. In qualità di organizzazione militare di produzione e sviluppo approvata, alla fine dell’anno scorso siamo diventati la prima azienda al mondo a ricevere il certificato militare ATO (Approved Training Organisation). Questo ci autorizza a formare i futuri operatori sul nostro aeroporto e in altre sedi. Ciò che nell’aviazione con equipaggio è uno standard, nell’aviazione unmanned è una prima mondiale. La nostra strategia a medio termine si basa sul ridurre il divario tra aviazione con equipaggio e unmanned attraverso una certificazione completa. Solo quando le autorità aeronautiche dei nostri clienti riconosceranno l’elevata sicurezza operativa dei nostri sistemi e la competenza della nostra organizzazione saranno disposte a rilasciare autorizzazioni operative senza restrizioni. A ciò è legato lo sviluppo della nostra certificazione di tipo secondo STANAG 4703 e anche, per esempio, lo sviluppo di autorizzazioni civili come la prevista domanda di Design Verification (DVR) presso l’EASA. Nel corso di quest’anno apriremo un centro di addestramento all’avanguardia presso il nostro aeroporto di Písek (Regione della Boemia meridionale), secondo la nostra valutazione il più moderno al mondo. Comprende operazioni di volo, simulatori e altri elementi addestrativi. Due anni dopo la produzione sarà trasferita nello stesso sito, in uno stabilimento interamente nuovo con capacità notevolmente aumentata. Parallelamente lavoriamo al miglioramento continuo della nostra piattaforma: nuovi sistemi di comunicazione, un nuovo motore e ulteriori funzioni sono in fase di test. Il nucleo della nostra strategia a lungo termine sono le capacità, non le singole soluzioni tecniche.

Infine, che ruolo svolge in definitiva la Repubblica Ceca nella vostra strategia di innovazione e come si svilupperà l’industria della difesa ceca?
Molte autorità statali della Repubblica Ceca oggi sostengono attivamente il nostro sviluppo, anche se all’inizio erano molto riservate e inizialmente non credevano nella nostra visione. Vorrei sottolineare in particolare l’Autorità per l’aviazione civile (ÚCL) e il dipartimento Autorità aeronautica militare del ministero della Difesa, che ci hanno sostenuto in modo significativo con autorizzazioni e certificazioni. Senza questa collaborazione, ma anche senza la collaborazione con istituzioni come l’Università tecnica ceca (ČVUT) e altre organizzazioni, il nostro sviluppo non sarebbe stato possibile. Beneficiamo del grande vantaggio che la Repubblica Ceca ha una lunga tradizione aeronautica. Questo ci dà accesso a capacità e competenze uniche. Lavoriamo con alcune aziende ceche della difesa selezionate, anche se le sovrapposizioni sono limitate.  Ciò è dovuto soprattutto al fatto che l’industria locale è concentrata su altre tecnologie, mentre i droni sono ancora in gran parte un ambito da «start-up». La nostra strategia si basa sulla completa indipendenza: solo così possiamo realizzare con coerenza la nostra visione. Facciamo parte dell’industria della difesa ceca, ma ne siamo operativamente indipendenti.

Crediti fotografici

© Primoco
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